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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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eoi mUano 


Aprile 1 993 


SPECIAIE REFERENDUM 



Centro Sotìale Leontavalìo 


Modem 02 2840243 




18 APRILE 


1 • Padova, Redazione di Radio Sherwood 

PER APRIRE UN DIBATTITO SUI REFERENDUM DEL 18 APRILE 

3 * Roma, 1 aprile '93, NabiI 

IN RISPOSTA AL COMUNICATO DELLA REDAZIONE DI RADIO SHERWOOD 

5 * CDA, Modena 

DAI PAESI DELL'EST COME CAPITALISMO DI STATO 
ALL'ITALIA COME ULTIMO PAESE A SOCIALISMO REALE?! 

7 • Roma, Facoltà di Sociologia, Redazione di Controcanto 

IL PERCHE' DEI NOSTRI NO 

8 « Roma, Controcanto, Robeto Latella 

IL GATTOPARDO E LA MAGGIORITARIA 

10. Roma, Controcanto, Claudia Pitaccio e Carlo Narducci 

SISTEMI ELETTORALI COMPARATI 

12 . Roma, Controcanto, Simone Casadei 

DALLO STATO DI DIRITTO AL DIRITTO DI STATO 


ART. 19 


13 . Bologna, Comitato per l'abrogazione totale dell'art. 1 9 

DALLE PIAZZE D'AUTUNNO AL REFERENDUM PER L'ABROGAZIONE 
DELL'ARTICOLO 19 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI 

15. ASSEMBLEA NAZIONALE CUB del 3/4/93 

MOZIONE CONCLUSIVA 
MOZIONE DI MINORANZA 

16 . Firenze, Comunicazione Antagonista 

ABROGARE L'ART. 19 

MATERIALI SULLA QUESTIONE DELLA RAPPRESENTANZA 

DOCUMENTAZIONE 

a cura di Comunicazione Antagonista, Firenze 

1 9 . L'ACCORDO QUADRO CGIL-CISL-UIL SULLE RAPPRESENTANZE 
2 1 . ALCUNE PROPOSTE DI LEGGE 

23 . IL QUESITO REFERENDARIO PROPOSTO DA SLA, 

LAVORATORI AUTORGANIZZATI, COBAS SCUOLA, FORUM, CUB 
23 . IL QUESITO PROPOSTO DAI CONSIGLI 



ecn milano 


Intorno al tema dei referendum si sta aprendo in 
generale la discussione. Dal nostro punto di vista 
riteniamo che vada fatta una prima considera- 
zione: certamente per quanto riguarda il referen- 
dum intorno alla legge Craxi sulla droga si tratta 
di dare un indicazione chiara di voto. Il SI’ all’ 
abrogazione in questo caso rappresenta una bat- 
taglia contro la legge che va inserita ovviamente 
in un contesto di lotta più generale contro il proi- 
bizionismo, ben consapevoli che è lo steso 
meccanismo referendario che sconta ampi limiti. 
Altro discorso vale a nostro avviso in merito ai 
referendum istituzionali, in questo caso la nostra 
posizione è di rifiuto sia dell’indicazione del SI’ 
che del NO e in questo primo inten/ento cerchiamo 
di porre alcune prime riflessioni. Pensiamo infatti 
che si tratti su questo di aprire una profonda 
discussione per non essere schiacciati su posizioni 
che non ci appartengono. 

DICIAMO NO! ... MA ALLO STATO DEI PARTITI 

Lo sfacelo dello stato dei partiti, per come lo 
abbiamo conosciuto in questi anni, è un dato 
ineluttabile su cui tutti devono perlomeno 
confrontarsi. 


dalla Redazione di Radio Sherwood 

PER UN DIBATTITO 
SUI REFERENDUM 


Abbiamo scritto molto sulle mistificazioni che in 
questi mesi tentano di mascherare la reità com- 
plessa di un sistema di potere e della sua tra- 
sformazione costituzionale. La magistratura, po- 
tere forte slegato da dinamiche direttamente e- 
lettorali, la Confinudustria, i referendari di Segni 
e company, stanno giocando da protagonisti 
questo passaggio. 

Una “svolta” che porta con sè la fine del bi- 
polarismo, della Prima repubblica nata da Yalta, 
la fine della vecchia organizzazione del lavoro e 
del suo “patto” con il capitale. 

Su tutto questo naturalmente, incombe lo spettro 
della grande comunicazione (Grande Mistifi- 
cazione), che crea la realtà virtuale tutti i giorni, 
tutti i minuti, della “giustizia”, deH’”onestà”, del 
"rinnovamento”, dei “sacrifici”, etc.. 
Qualegiustizia? Quella del carcere, dei carabinieri, 
dei magistrati e dei tribunali (gli stessi che sono 
utilizzati per i movimenti, per i conflitti sociali, per 
contenere le contraddizioni generate da questo 
stesso sistema di sfruttamento). Quale onestà, 
quale partito dei onesti? L’unico partito che 
vediamo è il PARTITO DEI PARTITI, quel partito 
composto da tutti coloro che hanno sostenuto un 


Aprile 1 993 


1 



ecn milano 


sistema “democratico capitalistico” che non 
poteva e non può, essere “giusto ed onesto”. Un 
partito formato dalle sue correnti di maggioranza 
ed opposizione, correnti, che pur formalmente 
contrapposte, hanno accettato (e di buon grado 
visto il business). Proprio quelli che si appellano 
più all’onestà, alla giustizia etc. . , fanno veramente 
più schifo. 

Il Sr o il NO alle riforme istituzionali? Dovremo 
batterci quindi, noi, per conservare il vecchio 
sistema dei partiti, per difendere la legittimità di 
un sistema parlamentare, che comunque sia 
“formalmente” organizzato, sostanzialmente si 
fonda sull’accettazione delle regole del gioco 
capitalistico? 

NOI NOI NON DIFENDEREMO, COME NON 
LO ABBIAMO MAI FATTO, QUESTO PERCHE’ 
IL“GIOCO”NONLOCONDIVIDIAMO; FIGURIA- 
MOCI LE SUE REGOLE! 

Il NO non è opposizione, è semplicemente CON- 
SERVAZIONE. 

Il SI’ NON E’ IL NUOVO, POICHÉ’ dal vecchio il 
nuovo non può nascere. Segni non ci consegnerà 
una NUOVA REPUBBLICA PIU’ GIUSTA, ci 
consegnerà la seconda fase storico-politica di 
quellachegià abbiamo conosciuto, con un sistema 
più adatto: decisionismo veloce e snellezza 
politica, un parlamento che non contenga più il 
“patto sociale” (e quindi l’antagonismo di classi 
subalterne) poiché questa fase, materialmente, 
è già finita. Dal VECCHIO non nasce il NUOVO, 
ma dalla CRISI della forma costituzionale della 
Prima Repubblica si aprono, per una sinistra 
radicale e realmente sociale, degli spazi reali per 
dire e fare, qualcosa di nuovo! 

Un nuovo che è fuori dalla logica parlamentare, 
che riconsegni nelle mani dell’antagonismo e del- 


la pratica dei movimenti, la forza propulsiva e di 
rottura della democrazia diretta, dell’autogover- 
no, della riappropriazione di spazi pubblici di ge- 
stionediretta, collettiva, solidale, dell’amministra- 
zione. Quando parte della sinistra, anche quella 
meno compromessa, oquellache ha sempre lim- 
pidamente portato avanti un percorso antagoni- 
sta, si appella al NO, con la motivazione del “me- 
no peggio”, secondo noi compie un grosso errore. 
Oggi noi non cerchiamo il “MENO PEGGIO”, per- 
chè è proprio lì l’ambiguità che ci siamo portati 
avanti per 40 anni! Oggi non abbiamo “padri” da 
difendere, perchè tutto si è consumato ampia- 
mente e gli “alberi genealogici” del passato sono 
crollati. 

Chi riesuma la “legge truffa” può forse dire che 
non è una enorme e ben più grave ’lruffa” l’op- 
posizione parlamentare, il patto dei partiti, la “giu- 
stizia del capitale” e così via? (A parte i 40 anni in 
cui “qualcosina” è cambiato...) 

BASTA CON LO STATO DEI PARTITI VECCHI 
O RIMODERNATI! 

Dobbiamo prendere nelle nostri mani, con tanti 
limiti, tanta difficoltà, il percorso della sovversione, 
della rottura radicale, della sperimentazione di 
nuove forme di democrazia extrapralamentare, 
dobbiamo cominciare da qui, noi a praticare i veri 
terreni dell’autorganizzazione sociale (che non 
sono quelli dei gruppettini, sindacatini, partitini) 
dobbiamo far rivivere l’autonomia come percorso 
sociale, di massa praticabile, nuovo, rivoluzionario 
che dia voce ai mille momenti di resistenza, pre- 
figurazione, antagonismo, cultura, ricerca, lotta 
per la liberazione! 

La redazione di Sherwoodradio 

Apriamo il dibattito anche attraverso la rete ECN. 



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Speciale Referendum 


Gcn milano 


REFERENDUM 

In risposta al comunicato della 
redazione di Radio Sherwood sui 
referendum del 18 Aprile. 


Se ci si vuole opporre al sistema, distrug- 
gerlo, creare un’alternativa non si può non 
votare NO ai referendum sulle riforme elet- 
torali, specialmente con le motivazioni della 
redazione di Radio Sherwood. 
DirechevotareNOèvotarelaconservazione 
e non votare lasciando che il SI vinca più 
tranquillamente di quanto dovrebbe perchè 


“dalla crisi della forma costituzionale della prima 
repubblica si aprono per una sinistra, radicale e real- 
mente sociale, degli spazi reali per dire e fare”, vuol di- 
re illudersi che si stia combattendo ad armi pari e che 
la controparte sia cieca. 

La disparità delle forze in campo invece è impres- 
sionante, soprattutto per l’ignoranza della massa e la 
disorganizzazione della sinistra dovuta a carenze 
strutturali, programmatiche e, permettetemi, ideolo- 
giche. La controparte dispone di tutto ciò che le serve, 
dalla televisione ai giornali, dal PDS a Radio 
Sherwood (scusatemi ma mi avete fatto 
veramente incazzare col vostro comunicato) 
e oltre tutto ci vede benissimo. Sa che questo 
è il momento per attaccare proprio perchè è 
riuscita a frantumare la società con il clien- 
telismo, la televisione, il falso benessere e la 
diffusione d’ignoranza attraverso la scuola e 
la pseudo-cultura in generale. 

Certo che se si vuole fare vera opposizione 
bisogna estirpare radicalmente e distmggere, 
ma cosa? 

Tutto il parlamento perchè rappresenta il 
contentino dei gruppi di potere per la massa, 
poi tutte le fabbriche perchè sono di proprietà 
dei padroni, poi le campagne perchè ci sono i 
caporali, infine noi stessi per impedire che ci 
sfruttino? 



Aprì» 1993 


3 



ecn milano 


Sto semplificando, lo ammetto. Ma voi che avete 
fatto dicendo che chi riesuma la definizione “LEG- 
GE TRUFFA” perde tempo perchè la vera truffa 
è l’opposizione parlamentare e che le condizioni 
di sfruttamento in cui ci troviamo sono opera dello 
Stato dei Partiti? Avete fatto la stessa cosa. 
Perchè non proviamo a guardare alla politica a 
alle organizzazioni politiche in un’ottica diversa? 
E’ impossibile pensare che Craxi sia la causa pri- 
ma delie condizioni in cui ci troviamo, nè possiamo 
pensare che il regime che abbiamo sopportato 50 
anni e che, fascisti e guerre per-mettendo, subi- 
remo altri 50 sia il regime parti-tocratico. 
Svegliamoci. In Italia non comandava Craxi come 
non comandano Bossi, Martinazzoli, Occhetto o 
Andreotti. Già se mi dite che comanda Agnelli mi 
fate più contento, se ci mettete anche la P2 e la 
CIA mi entusiasmate addirittura. 

Se volete fare la rivoluzione sono con voi, ma 
francamente non mi va d’imbarcarmi nell’impos- 
sibile: perfareuna rivoluzione verao presunta ta- 
le (come tutte le rivoluzioni “famose” della storia 
moderna) ci vuole la massa. E la massa, se non 
ve ne siete accorti, sta a destra e per riportarla a 
sinistra bisogna prima di tutto impedire che non 
ci possa più tornare evitando di assumere po- 
sizioni come la vostra che non fanno che favorire 
la scomparsa della sinistra dal panorama politico 
italiano. 

Poi a spiegarvi che far politica veramente non 
vuol dire sfruttare ma cercare di impedire lo sfrut- 
tamneto ci vorrebbero tante pagine quante le tes- 
sere del partito radicale. 

E comunque cercate di capire che non prendere 
posizione contro il SI (di fatto non lo fate perchè 
contro il SI scrivete 5 righe mentre contro il NO 
20) non vuol dire screditare e deligittimare il siste- 
ma partitocratico, perchè meno NO ci saranno 
più sarà legittimato, ma favorire la svolta autoritaria 
in Italia e allo stesso tempo mortificare e con- 
trastare chi da anni si batte contro questo sistema 
cercando di impedirgli di fare danni e vittime. 
Assumere la vostra posizione non solo equivale 


Ci sono delle scelte errate che segnano per sem- 
pre la storia di un movimento, politico o no, e non 
vorrei che questa fosse “la” vostra scelta errata. 


VOTARE NO SULLE SCHEDE GIALLA E 
VERDE VUOL DIRE: 

1 - IMPEDIRE CHE UNA MINORANZA DECIDA 
PER LA STRAGRANDE MAGGIORANZA 

2-IMPEDIRECHEDC&CO.,PDSCOMPRESO, 
SI SALVINO DA UNA DURISSIMA SCONFITTA 
ALLE ELEZIONI SE QUESTE SI SVOLGES- 
SERO CON LA PROPORZIONALE 

3 - EVITARE CHE LE LOBBY ECONOMICHE, 
MAFIA COMPRESA, INFLUENZINO ANCORA 
DI PIU’ IL VOTO 

4 - IMPEDIRE IL NASCERE DI REGIONALISMI 
E NAZIONALISMI IN PICCOLO: SE PASSASSE 
IL SI, OVVERO IL MAGGIORITARIO, IL PAR- 
TITO DEI SUDTIROLESI AVREBBE CON PO- 
CHE MIGLIAIA DI ELETTORI CONCENTRATI 
NELL’ALTO ADIGE TANTI SEGGI IN PARLA- 
MENTO QUANTI NE AVREBBE RIFONDA- 
NONE COMUNISTA CHE DI ELETTORI NE HA 
DUE MILIONI MA CHE NON SONO CONCEN- 
TRATI IN ZONE PRECISE 

N O T A : LA DIVISIONE DEI COLLEGI LA 
DECIDE IL MINISTRO DEGLI INTERNI, DA 
SEMPRE DELLA DC, E NON IL PARLAMENTO 
O UN ALTRO ORGANO COLLEGIALE DOVE 
SIANO RAPPRESENTATE TUTTE LE PARTI 
SOCIALI. 


NON FATEVI INGANNARE DA CHI VI HA 
INGANNATO PER ANNI. VOTATE NO! 


ad un tradimento che difficilmente sarà dimenti- 
cato, ma fa sorgere dubbi anche sulla vostra vera 
volontà rivoluzionaria o di opposizione o di quello 
che volete. 

la mia opinione personale è che state facendo un 
errore politico secondo pergravità solo alla scelta 
d’indipendenza, in un momento assurdo, della 
leadership bosniaca o al ritiro dei guerriglieri 
deirOLP dai campi di Sabra e Chatila in Libano 
nell’82. 


1/4/1993 
Immesso in rete 
da Nabli 



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Speciale Referendum 



ecn milano 


DAI PAESI DELL'EST 
COME CAPITALISMO 
DI STATO ALL'ITALIA 
COME ULTIMO DEI 
PAESI A SOCIALISMO 
REALE?! 



Il trattato di Maastricht istitutivo del- 
l’unione europea definisce la nuova frontiera dei 
futuri assetti istituzionali politici, economici e 
sociali dei paesi membri. Evitando di addentrarci 
in un analisi approfondita dei significati rali del 
trattato stesso, ci sembra necessario evidenziare 
come la situazione dei singoli paesi membri verrà 
radicalmente modificata dalle urgenze del co- 
mando capitalistico. Si impone quindi la rottura 
degli spazi di mediazione politica tra le classi, 
delle scenografie della “partecipazione” e quindi 
della modifica della legge 
elettorale. 

Dopo ristrutturazioni più 
o meno selvagge imposte 
dal capitale, processi di riac- 
cumuiazione e attacco gene- 
ralizzato allo stato sociale e 
ai diritti dei lavoratori, è venu- 
to il momento di rimodellare 
le istituzioni in funzione di 
tale mutato scenario. 

In questo contesto la 
modifica della legge eletto- 
rale in senso maggioritario 
(uninominale o a doppio tur- 
no a seconda delle correnti 


Aprile 1993 


5 



ecn mìlano 


di potere che prevarranno nello scontro in atto) 
favorirà inevitabilmente la formazione di esecutivi 
forti non condizionati dai lunghi tempi delle con- 
trattazioni partitiche, modificando in senso effi- 
centista il quadro istituzuionale (meno crisi di go- 
verno, meno liti tra capibanda e rapidità decisio- 
nale). 

Non dovrebbe risultaretroppodifficile immaginare 
le possibili conseguenze di un tale mutato scenario 
istituzionale su conquiste civili elementari come 
l’aborto, il diritto di sciopero e più in generale sugli 
spazi di agibilità politica (si pensi da un lato ad 
una DC ingrado di annullare in pochissimo tempo 
i frutti di anni di lotte imposti ANCHE SFRUT- 
TANDO le debolezze e le contraddizioni del si- 
stema, e dall’altro ad un Lega Nord ampiamente 
maggioritaria nel settentrione avente finalmente 
campo libero per la sua politica reazionaria che 
prevedegabbie salariali, attacchi agli immigrati...). 

NeH’ambito del generale processo di ri- 
strutturazione che l’Europa di Maastricht porta a- 
vanti è possibile inserire, a nostro avviso, anche 
il fenomeno tangentopoli, comprensibile solo a 
partire da una lettura della storia italiana del se- 
condo dopoguerra non incentrata esclusivamente 
sul teorema “partito dei partiti” che rischia di 
avallare interpretazioni forvianti che fanno del- 
l’Italia l’ultimo dei paesi a socialismo reale, im- 
magine tanto cara a confindustria, referendari 
vari e purtroppo anche a spezzoni del movimento. 
SIAMO IN SOSTANZA PASSATI DALLE TESI 
DEGLI ANNI 70 CHE VEDEVANO NEI PAESI 
DELL’EST EUROPEO SISTEMI A “CAPITALI- 
SMO DI STATO” ALL’ ATTUALE VISIONE 
DELL’ITALIA COME ULTIMO PAESE DEL SO- 
CIALISMO REALE, PROPAGANDATA CON 
TANTO FERVORE DA INTINI, DAL CORRIERE 
DELLA SERA E DAL SOLE 24 ORE, DIMENTI- 
CANDO COME IL MODELLO ITALIANO NON 
SIA ALTRO CHE LA VERSIONE CAPITALISTA 
PIU’ FUNZIONALE ALLE CONDIZIONI SOCIO- 
ECONOMICHE DEL PAESE. 

In relazione alle caratteristiche originali 
del caso italiano la DC ed i suoi alleati hanno 
utilizzato lo spauracchio PCI (col passare del 
tempo sempre meno minaccioso) come un co- 
modo alibi per perpetrare la gestione del potere. 
Con la caduta dei blocchi e la fine dei bipolarismo 
la convenzione ad escludendum nei confronti del 
vecchio PCI ha perso ogni ragione d’essere e si 
impone quindi come rimedio alle lotte di potere 
all’interno del mutato quadro politico il rimo- 


dellamento di una nuova base di potere e delle 
istituzioni che ne sono espressione. 

Ci sembra quindi un grave errore trascu- 
rare queste dinamiche facilitando oltremodo la 
strada, attraverso posizioni di aprioristico 
astensionismo, ai piani di ristrutturazione del 
capitale. 

NON SI TRATTA DI DIFENDERE IL “MENO 
PEGGIO” QUANTO PIUTTOSTO DI NON OF- 
FRIRE ULTERIORI OPPORTUNITÀ’ AQUANTI 
AUSPICANO IL “TANTO PEGGIO”. 

Francamente risulta incomprensibile tan- 
to rigore astensionista nei confronti del referen- 
dum sul sistema elettorale, quando poi si ritiene 
utile “dare un indicazione chiara di voto” intorno 
al referendum sulla legge-tossicodipendenze. 

Il prendere posizione per il NO non limita certo lo 
spazio e la radicalità delle lotte antagoniste. 

INVITIAMO QUINDI I COMPAGNI CHE SI RE- 
CHERANNO A VOTARE PER IL REFERENDUM 
SULLE TOSSICODIPENDENZE, SE LA COSA 
NON CREA INSUPERABILI PROBLEMI DI CO- 
SCIENZA, A FARE UNO SFORZO E VOTARE 
“NO” PER IL REFERENDUM SULLA LEGGE 
ELETTORALE. 


ALCUNI COMPAGNI 
DEL CDA-MODENA 



6 


Spedate Referendum 



ecn mìlano 


EDITORIALE 

Il perchè del nostri no 

La redazione di Controcanto 


Perchè i nostri no? Perchè, on. Segni e sedicenti 
innovatori, non è concentrando il potere in 
poche mani, con una legge truffa, che si dà più 
possibilità alla gente di decidere. Perchè questo 
è solo il tentativo di piegare la politica e le 
istituzioni alle esigenze economiche del capitale 
più di quanto già non siano. Perchè vogliamo un 
parlamento dove ci siaspazio per l’opposizione 
sociale. 

Perchè, on. Amato, non è con il sudore degli 
operai e dei più deboli che si annullano 
cinquant’anni di tangenti e di menzogne. Per- 
chè vorremmo ricordare a chi ci governa che, 
anche se non lo ha mai sperimentato, con 
500. 000 lire al me se di pensione sociale 
non ci si paga neanche l’affitto. 

Perchè nelle spese sociali non si 
può ragionare con una logica 
imprenditoriale: ammalarsi 
non è nè una scelta nè un 
lusso! 

Perchè, sig. Roberti e Fontana, 
crediamo che il diritto allo studiodebba 
essere garantito a tutti e non solo a chi può 



luL—.' 



pagare i servizi 'a costo reale’. 

Perchè vogliamo un’università non piegata 
alla logica del profitto e dei baroni, ma luogo di 
socializzazione e di critica. 

Perchè bisogna ricordare ai signori Ferri, 
Casini, Biffi e Zeffireili che devono essere le 
donne a decidere della loro vita, del loro corpo, 
loro a decidere quando e se diventare madri. 
Perchè non intendiamo accettare l’ordine 
mondiale degli Stati Uniti basato sulla guerra 
sul colonialismo e la distruzione materiale e 
culturale del sud del mondo. 

A tutti lor signori ricordiamo che non sarà 
facile mettere il bavaglio alla op- 
■ posizione, togliere la voce ai 300. 
000 lavoratori che hanno 
invaso Roma il 28 febbraio. 
Se la nostra voce, se il nostro 
NO si unirà a quelle voci, a 
quelle dei fratelli del sud del mondo, 
aquelledei minatori chiusi nelle miniere 
della Sardegna, allora il nostro giornale 
avrà raggiunto il suo obbiettivo ed i nostri 
No non saranno inutili 


Aprile 1993 


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ecn mìlano 


CONTROCANTO 

IL GATTOPARDO 
E LA MAGGIORITARIA 

Bisogna cambiare perchè tutto rimanga uguaie 

di Roberto Latella 


1923, 1953, 1993: tre momenti fondamentali 
delta storia d’Italia, tutti segnati da tentativi di 
ridefinizione in senso antidemocratico delle 
istituzioni politiche e in termini di riequilibrio delle 
forze in campo a favore del grande capitale, sul 
piano socio-economico. 

Non a caso queste sono le tre date simbolo 
dell’attacco al sistema elettorale proporzionale. 

Nel 23, dopo la paura del ‘biennio rosso’ il 
capitale italiano riafferma il suo potere sui 
lavoratori attraverso il fascismo e la svolta auto 
ritaria che si apre gestita prima sul piano 
parlamentare con la legge maggiori taria del 23 e poi 
direttamente con la dittatura. Così nel 1 953 in piena Guerra 
Fredda la legge truffa doveva sancire sul piano istituzionale 
quella svolta politica che aveva portato definitivamente 
l’Italia nel campo statunitense distruggendo ogni forma di 
quel controllo operaio nelle fabbriche conquistate con il 
sangue della resistenza. 

Oggi di nuovo alle soglie dell’Europa di Maastrichit mentre 
si consuma un violentissimo attacco allo stato sociale dei 
lavoratori, il ‘Regime’ in piena crisi di legittimità politica ha 
bisogno di un trucco elettorale per evitare che lo scontro 
sociale che si apre, si traduca su un piano politico -istituzio 
naie. Insomma come in ogni momento di crisi di fronte ad 
un riacutizzarsi del conflitto sociale ricompare il cartello 
‘non disturbate il manovratore’. 


E’ essenzialmente questo il senso delle leggi 
elettorali proposte dall’intero corpo dei partiti di 
regime, pds compreso, per potere continuare a 
governare senza avere il consenso popolare; si 
perchè mentre con il sistema Proporzionale non 
è possibile formare il governo senza il 51 % dei 
voti, con il maggioritario o, peggio ancora con 
l’uninominale questo sarà possibile; ciò 
chiaramente a scapito delle minoranze che 
saranno fortemente penalizzate specialmente 
se non si inseriranno nel calderone dei cartelli 
elettorali. E’ sufficiente notare come in Inghilterra 
con il sistema uninominale i ‘verdi’ con il 7% dei suffragi non 
siano rappresentatio in Parlamento. 

Inoltre è chiaro che un eventuale sistema uninominale 
permettendo l’elezione di un solo candidato per collegio 
favorirà chi è più ricco e potente in quella zona, rendendo 
inutili tutti quei voti che non saranno andati al candida to 
vincente giacché non è previ sto il recupero dei resti (proviamo 
a pensare a chi andranno i collegi del nord). 

Insomma si vuole dare un grosso colpo alle possibilità di 
espressione democratica del dissenso, proprio mentre le 
istituzioni sono attraversate da una così profonda crisi di 
legittimità. Ed è curioso che le bande di politicanti e affaristi 
che si stanno dando battaglia a colpi di avvisi di garanzia 
(come spiegare altrimenti l’eliminazione di Martelli proprio 
due giorni prima dell’assemblea che ha eletto il successore 



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Speciale Referendum 


ecn milano 


di Craxi), invochino tutti seppur con delle differenze, una 
legge elettorale che affossi il sistema proporzionale. 
Questi professionisti della politica vorrebbero farci credere 
che si sia rubato perchè non c’era una buona legge elettorale 
0 che è per questo che I giovani non trovano lavoro. Deve 
essere chiaro però che non si tratta di una semplice bat- 
taglia per le garanzie democratiche che, tra l’altro, come 
hanno dimostrato Gladio, le stragi di stato e la P2, sono 
sempre state in Italia più un paravento ideologico che una 
realtà. Quello che oggi è in atto è una profonda ridefinizione 
dei rapporti di forza tra le classi sociali e un forte ridimen- 
sionamento dei diritti e della qualità delia vita dei lavoratori 
e delle classi popolari in genere. Il massacro dello stato 
sociale, la negazione del diritto alle cure sanitarie, alla 
casa, allo studio, alla sicurezza del posto di lavoro, sono le 
diverse faccie di una seconda repubblica che nella riforma 
elettorale ha il suo sigillo istituzionale. 

Un nuovo assetto istituzionale che dovrebbe servire a 
rendere più forte anche se meno democratico, l’esecutivo, 
a semplificare con la forza la dialettica democratica eli- 
minando le opposizioni che danno fastidio, cioè quelle che 
pensano ad un’alternativa di sistema piuttosto che 
un’alternanza di poltrone. 

D’altra parte sarebbe illusorio sperare che la crisi di 
Tangentopoli possa rappresentare un freno a questo 
disegno, credere alla favola del buon Di Pietro e dei cattivi 
politici. Porre il problema su un pianomoraleèassolutamente 
mistificante e porta a pensare che la soluzione sia in un 
fantomatico 'partito degli onesti’. Qualcuno poi ci dovrà 
spiegare cosa c’è di onesto nel progetto autoritariodi Segni, 
che ha sempre rappresentato la destra nella DC e nei 
programmi economici di Bossi e La Malfa, ancora più duri 
per i lavoratori di quello di Amato. 

Sembra poi che si sia scordato che se qualcuno le tangenti 
le ha prese qualcuno altro le ha versate: infatti se qualcosa 


rappresenta Tangentopoli è proprio la ennesima conferma 
del legame strettissimo tra palazzo e grandi poli industria- 
li; ma non ci sembra sia il rapporto tra politica e affari nella 
sua essenza ad essere messo in discussione, dato che il 
governo Amato continua a prendere letteralmente ordini 
dalla confindustria. 

Non è quindi l’operazione ‘mani pulite’ che cambia il segno 
della profonda involuzione sul piano sociale e dei diritti, al 
massimo si arriverà ad un ricambio della vecchia classe 
politica per entrare in Europa con il pelo nuovo ma con I 
vecchi vizi. 

Purtroppo nel 1993 non esiste più quello schieramento di 
sinistra che ricacciò indietro la legge truffa nel ’53, anzi è 
proprio da sinistra, dal Pds e da una parte della Rete e dei 
Verdi che arrivano proposte maggioritarie e uninominali, 
profondamente antidemocratiche. E’ come se improvvi- 
samente una parte della sinistra italiana si sia scordata che 
in ogni parte del mondo e in ogni periodo storico le forze 
progressiste hanno sempre difeso la proporzionale, come 
sistema che garantisce la rappresentanza politica 
dell’opposizione sociale. 

La confusione sotto il cielo è tanta ma le idee devono 
rimanere chiare se si vuole porre un argine all’offensiva di 
destra di cui Segni, la Lega e Martelli (ma non dove 
rappresenta la parte politica del PSI) sono parte integrante 
Chi è abbagliato dal 'nuovo che avanza’ faccia pure cartelli 
elettorali di sinistra con chi di sinistra non è, io credo invece 
che la sinistra si ricostituisca a partire dai conflitto sociale 
e dalle nuove espressioni che sta assumendo nei posti di 
lavoro come nel mondo giovanile. 

Al di là dei giochi di palazzo per riempire le poltrone che si 
stanno liberando e dei sistemi elettorali fatti per rendere in- 
visibili le opposizioni, noi intendiamocontinuareadisturbare 
il ‘manovratore’. 



Aprile 1993 


9 



ecn milano 


CONTROCANTO 

SISTEMI ELETTORAll 
COMPARATI 

viaggio tra i sistemi eiettorali europei: 
come sarebbe se. . . 

di Claudia Pitaccio e Carlo Narduzzi 


GRAN BRETAGNA 

Monarchia costituzionale 

Sistema uninominale maggioritario secco II parlamento 
è composto dal sovrano più la Camera dei Comuni e 
la Camera dei Lords; quest'ultima è composta da 
1 1 00 membri non eletti dal popolo, ma che vi risiedono 
pertitolo ereditario o per designazione sovrana a vita. 
La Camera dei Comuni è invece divisa in 650 membri, 
ciascuno dei quali viene eletto in uno dei 650 collegi 
elettorali. 


Per essere eletti in un collegio bisogna ottenere la 
maggioranza relativa dei voti. Le altre indicazioni 
elettorali espresse non vengono considerate. 

Non esiste alcuna distinzione tra numero di abitanti e 
comune elettorale (es. Londra con 8 milioni di abitanti 
e Inverness con 30000 abitanti sono due singoli 
comuni che esprimeranno ciascuno un solo rap- 
presentante). Vince il partitoche ottiene la maggioranza 
dei collegi elettorali, anche senza ottenere percen- 
tualmente il maggior numero di singoli consensi a 
livello nazionale. 

Alcuni esempi: 


Le elezioni del 5 aprile 1992 secondo il modello Segni 


Lista 

Seggi 

attuali 

Seggi 

secondo Segni 

Differenza 

DC 

107 

216 

-fi 09 

PDS 

64 

61 

-3 

PSl 

49 

13 


LEGA 

25 

14 

-11 

PPST 

3 

3 


UV 

1 

1 


MSI 

16 

3 


PRO 

20 

3 

-17 

PRI 

10 

1 

-9 


(ppst) Sud-Tyrol (uv) unione valdotaine 

Verdi Pii PSDI e Rete non otterrebbero nemmeno un seggio. 


1 ) con questo sistema la 
signora Tatcher ha go- 
vernato per due le- 
gislature con il 66% dei 
seggi del parlamento 
(429 su 650) ma avendo 
solo il 44% dei voti com- 
plessivi dell'intera popo- 
lazione. In questo stesso 
modo nel 1989 i Verdi, 
con 3 milioni di voti { 7%) 
non ottennero nessun 
seggio in parlamento. 

2) oltre la soglia del pa- 
radosso nel 1951 i la- 
buristi ottennero la mag- 
gioranza reale dei voti 
ma la minoranza dei 
spggi e persero quindi le 
elezioni. 

Questo è il sistema che 
Segni auspica perl'ltaiia. 


10 


Speciale Referendum 



ecn milano 


FRANCIA 

Repubblica Presidenziale 

Sistema uninominale maggioritario adoppio turno 


GERMANIA - Repubblica 
federale 

Sistema elettorale misto personalizzato 


L’assemblea nazionale è composta da 577 deputati, eletti a 
scrutinio uninomina le maggioritario a doppio turno. 

VI nce il candidato che riporta al primo turno la maggioranza dei 
voti validi, con una base elettorale non inferiore al 25%. 

Se nessun candidato viene eletto, si passa direttamente al 
secondo turno eletto rale, a cui possono partecipare solamente 
quel candidati che, in prima istanza, avevano ottenuto almeno 
Il 12, 5% dei voti. 

Al secondo turno elettorale c'è dunque la tendenza a formare 
delle coalizioni di partiti e contrapporre due soli candidati. 

Il presidente della Repubblica viene anch'esso elettoasuffragio 
universale con voto a doppio turno e ballottaggio. 

Peculiarità di questo sistema elettorale è la costrizione ad una 
coalizione politica che, se da un lato crea forze sempre di 
centro, tende comunque ad eliminare la voce, anche se pur 
forte, degli antagonismi non disposti a patteggiare. 


Il parlamento tedesco, formato di norma 
da 496 deputati, è attualmente composto 
da 662 rappresentanti. 

Il sistema elettorale tedesco è definito 
misto in quanto si basa su di un sistema 
maggioritario e su un sistema uninominale. 
L’elettore nella stessa scheda elettorale 
esprime due preferenze: la prima per il 
singolo deputato e la seconda per la lista. 
Nel primo turno passerà il candidato che 
ha riportato la maggioranza relativa dei 
voti (il resto dei voti viene azzerato), nel 
secondo turno I seggi vengono ridistribuiti 
in modo proprozionale rispetto ai voti 
conseguiti dalle singole liste, escludendo 
però i candidati già eletti attraverso il voto 
nominale. 


Alcuni esempi 

1) Negli anni 50, il Partito Comunista Francese, con il 20% dei 
voti, non volendo allearsi con nessuna delle altre forze per 
affrontare il secondo turno elettorale, perse ogni diritto di 
rappresentanza parlamentare. 

2 ) Le elezioni del 5 aprile secondo il modello francese: 
Ipotesi di quadripartito (De, Psi, Psdi, Pii) e Sinistra 


all’opposizione (Pds, Prc, Rete, Verdi, Lista 

SEGGI 

Pannella) 

SEGGI 

ATTUALI 

1 

DIFFERENZA 

QUADRIPARTITO 

250 

163 

+87 

SINISTRA 

56 

91 

-35 

LEGA 

5 

25 

-20 

PPST 

3 

3 

_ 

UV 

1 

1 

_ 


3) Ipotesi di un’alternativa di centro destra e di sinistra 

CENTRO-DESTRA: De, Pri, Lega, Msi, Pii 

SINISTRA: PSI, PDS, PRC, PSDI, L. Pannella, Verdi, Rete 


Spieghiamo meglio: percalcolare il numero 
dei seggi da assegnare a ogni Land 
(regione autonoma, dal l’u nione delle quali 
è composta la repubblica), si dividono tali 
seggi a seconda dei voti riportati da ogni 
lista. Per i seggi da attribuire alla lista non 
vengono considerati i deputati eletti sin- 
golarmente al primo turno maggioritario*. 

Questo fa si che il 
sistema elettorale 
tedesco venga 
definito propor- 
zionale perso- 
nalizzato, e nasce 
dal compromesso 
di vecchie esi- 
genze conserva- 
trici e delle spinte 
democratiche 
miranti a un sis- 
tema proporzio- 
nale. 


CENTRO-DESTRA 

SINISTRA 

PPST 

UV 


SEGGI 


182 

130 

2 

1 


SEGGI 

ATTUALI 

162 

142 

3 

1 


DIFFERENZA 


+20 

-12 

-1 


‘esiste 
comunque la 
clausola che se I 
partiti non 
superano la 
soglia del 5% 
non possono 
accedere al 
parlamento 
(sbarramento 
minimo). 


Aprilt 1993 


11 



ecn milano 


CONTROCANTO 

DALIO STATO DI 
DIRITTO Al DIRITTO 
DI STATO 

Andremo verso la società giuridica? 

di Slmone Casadei 


Lo scenario mondiaie delle economie capitalistiche è 
contrassegnato da una profonda crisi che sembra 
trascendere qualsiasi interpretazione congiunturale; 
nello specifico italiano ciò si accompagna ad uno 
scontro sociale che rende, forse, più distinti i tratti del 
processo di adeguamento politico-sociale all’attuale 
livello di sviluppo della struttura economico-produttiva 
che si sta attraversando. 

E' opinione di chi scrive che i provvedimenti legislativi 
in discussione - lungi dall'essere dettati dalla stra- 
ordinarietà della situazione in atto - vadano compresi 
nel quadro più ampio del processo di regolamentazione 
normativa delle realtà socio-produttive che ha investito 
da alcuni anni la società italiana e che le conferirà in 
futuro i caratteri della 'società giuridica'. 

Questo nuovo assetto prvede una ri-definizione del 
ruolo dello stato, ilquale -purrimanendoformalmente 
la 'comunità fittizia' di tutti i cittadini - amplifica la tra- 
dizionale opera di composizione\occultamento politico 
dello scontro di classe, fino a porsi come organizzatore 
attivo dei rapporti di produzione capitalistici sul piano 
onnicomprensivo del diritto. Tale esito viene perseguito 
attraverso una duplice forma di alienazione; di potere 
legislativo dalle assemblee deputate verso l'esecutivo, 
di sovranità nazionale verso organismi sovranazionali. 
Al di là delle diversità degli ambiti investiti, la logica 
sembra essere comunque unitaria ed a suo modo 
classica; risolvere l’oggetto del contendere in una sin- 
tesi superiore; va comunque rilevatopche per la prima 
volta, tale sintesi semplicemente annulla la mediazione 


politica che prescinde da questa e, si spera, squarcia 
il 'sonno dogmatico' di certa sinistra socializzata alla 
idea mito della riformabilità dello stato borghese. Le 
basi strutturali su cui poggia la modernizzazione so- 
ciale in corso possono ravvisarsi principalmente nel- 
l’elevato grado di socializzazione del lavoro e nell’alto 
livello di ‘composizione organica' del capitale, due fat- 
tori per I quali la riproduzione delle condizioni di sta- 
bilità è di vitale importanza ai fini della appropriazione 
del plusvalore (relativamente al primo dei due fattori; 
si pensi all’effetto dirompente che avrebbe uno sciopero 
nazionale del trasporto passeggeri e merci). Accanto 
aquesti va considerata anche la nuova organizzazione 
del lavoro (riassumibile nella formula qualità totale) 
che negli auspici imprenditoriali dovrebbe soppiantare 
‘l'obsoleto’ conflitto e 'l'arcaico' antagonismo. 
Apparentemente tale modello organizzativo, per la 
flessibilità che lo informa, sembrerebbe muoversi in 
controtendenza rispetto alla regolazione giuridica de- 
scritta;è facile tuttavia constatare come la monetiz- 
zazione della creatività, unita ad altre dinamiche di ap- 
propriazione del plusvalore relativo, possano praticarsi 
proficuamente solo in un ambiente dove il conflitto non 
ha - per legge-diritto di cittadinanza. Nel quadro di rife- 
rimento sopra delineato si inscrive l’operato dei sin- 
dacati, partiti (borghesi), associazioni di categoria. 
Questi, in ossequio alla loro intima essenza di ‘apparati 
ideologicidi stato' (Althusser) mantengono una diversità 
formale, dovuta al carattere 'parziale' degli interessi 
rappresentati\espressi, tuttavia concorrono, in varia 
forma e misura, al suddetto processo di regolazione 
giuridica dei rapporti sociali. 

Come non vedere, a questo punto, l’identità della 'ra- 
tio' che informa l'appello confindustriale alla austerity 
rivendicativa e l'accordo del 31 luglio sottoscritto dai 
sindacati confederali? Sul piano strettamente politico- 
istituzionale il cammino verso la società giuridica as- 
sume laforma del trasversalismo referendario il quale 
non a caso propone il ‘rinnovamento della politica at- 
traverso una riforma elettorale - imperniata su collegi 
uninominali e sistema maggioritario - tesa a raziona- 
lizzare la rappresentanza politica (il ‘comitato di affari') 
delle diverse frazioni di borghesia che ora, anziché 
disperdere risorse in liste e correntisi limiteranno ad 
appoggiare il candidato localmente più forte ; il ‘premio 
di maggioranza’ (probabile) in parlamento, farà il 
resto. 

Ciò da cuisi vuole mettere in guardia è - in conclusione 
- una deriva parlamentarista di quelle forze politiche e 
sociali che si vogliono irriducibili all’attuale sistema di 
sviluppo, nella convinzione che solo una rinnovata 
azione politica nei luoghi ove il conflitto sociale viene 
prodotto possa veramente 'colpire al cuore’. 


12 


Speciale Referendum 



ecn milano 


DALLE PIAZZE D'AUTUNNO AL 
REFERENDUM PER L'ABROGAZIONE 
DELL' ART. 19 DELLO STATUTO DEI 


Autunno 1 992: un ampio movimento di massa fatto di 
lavoratori, donne, disoccupati, pensionati è sceso 
nelle piazze itaiiane per protestare contro la manovra 
economica, ed i reiativi decreti del governo Amato. 
Cortei, manifestazioni, biocchi stradali e ferroviari 
reclamavano uno sciopero generale nazionale perfar 
cadere il governo. A questo si sono opposti CGIL- 
CISL-UIL che si sono dichiarati soddisfatti delle 
concessioni di Amato. 

Concessioni quali il blocco della contrattazione, la fine 
della Scala Mobile, l’allungamento dell’età pen- 
sionistica, lo smantellamento dei diritti in campo 
sanitario, un decreto sul pubblico impiego che, 
privatizzando il rapporto di lavoro aumenta il potere 
della burocrazia lottizzata, saivaguarda sacche di 
clientelismo ( con l’istituto della mobilità) e penalizza le 
fasce più basse dei lavoratori e l’utenza, dequalificando 
ulteriormente i servizi pubblici. T utto questo per risanare 
il debito deilo Stato, alimentato daile ruberie dei partiti, 
dalla collusione con la mafia, dall’evasione fiscale, dai 
regali agli industriali (Fiat, Olivetti, Lucchini. . ) 

Le piazze d’autunno hanno implacabilmente contestato 
i dirigenti sindacaii. Eppure questi sindacati, de- 
legittimati nelle piazze e sempre più lontani dai luoghi 
di lavoro, hanno ancora dalla loro il monopolio della 
rappresentanza. 


LAVORATORI 


Forti di questo monopolio i sindacati non hanno 
tenuto in nessuna considerazione le esigenze di 
milioni di lavoratori la cui volontà non veniva rispettata 
quando si trattava di stabilire piattaforme, siglare 
accordi, firmare contratti bidone e codici di 
autoregolam entazione degli scioperi fino ad arrivare 
all’accordo dello scorso 31 luglio che ha 
definitivamente liquidato la Scala Mobile e bloccato 
i contratti del pubblico impiego. 

CGIL-CISL-UIL: un esercito di 40000 burocrati sti- 
pendiati, legati ai partiti, sostituisce il diritto inaliena- 
bile dei lavoratori a decidere le proprie forme di 
organizzazione e le proprie lotte, ad essere 
protagonisti dei proprio destino, pronunciandosi 
direttamente sulle condizioni lavorative, il salario, la 
politica economica. 

Il referendum per abrogare l’art. 19 èun elemento 
fondamentale per proseguire lo scontro sociale 
iniziato in autunno e per restituire ai lavoratori l’e- 
sercizio del diritto alla costituzione dell’attività 
sindacale. 

Una necessità che diventa più impellente in unafase 
in cui il Governo e la Confindustria, con l’avallo dei 
confederati vogiiono riportarci agli anni 50; salari 
d'ingresso {W vecchio apprendistato), contratti 
d’austerità, liste di mobilità, centinaia di migliaia di 


Aprile 1993 


13 



ecn mìlano 


licenziamenti, con un attacco all’occupazione che si fa 
esplicito anche nell'area bolognese. 

Sono stati depositati presso la Corte di Cassazione più 
quesiti per arrivare all'abrogazione dell'art. 19 dello 
Statuto dei Lavoratori, che riserva la partecipazione al- 
le trattative soltanto alleconfederazioni"maggiormente 
rappresentative" sul piano nazionale e ai sindacati fir- 
matari di accordi di settori. Fra i depositari dei quesiti 
anche i Consigli di Fabbrica che hanno però optato per 
la presentazione di due diversi referendum: uno che 
modificava, in peggio l'attuale articolo (perchè lasciando 
la rappresentanza solo alle organizazioni firmatarie di 
contratti si permetterebbe alle controparti di decidere 
a chi concedere i diritti sindacali, favorendo i sindacati 
di comodo ed escludendo dalle trattative tutte le forze 
scomode, come i COBAS ed altri) e l'altro identico a 
quello depositato da Cobas, SLA, lavoratori au- 
torganizzati che richiede l'abrogazione totale 
dell'articolo 19. 

Pensiamo che sono l'abrogazione secca di quest' 
articolo possa aprire una nuova stagione del movimento 
dei lavoratori, fondata sull’elezione diretta dei Consigli 
Unitari dei delegati LIBERAMENTE eletti e che 
ricostyruisce un movimento di LOTTA ampio e solidale 
che faccia pensare la sua forza, che ponga l'obiettivo 
della diminuzione generalizzata dell'orario di lavoro a 
parità di salario e che cancelli l'accordo del 31 luglio ed 
i provvedimenti governativi su sanità, pensioni, casa, 
pubblico impiego e cassa integrazione. 

FIRMA PER ABROGARE 
INTERAMENTE L’ARTICOLO 19. 

Comitato per 
l’abrogazione 
totaie 

dell’articolo 
19 

(Il comitato, formato 
da lavoratori sia del 
pubblico che del 
privato di Bologna, si 
riunisce tutti i 
mercoledì alle h. 21 . 

00 c/o casa della 
Cultura, Strada 
Maggiore 34 
BOLOGNA. 


Per l'abrogazione 
secca dell'art. 19 
si apre la 
campagna 
referendaria 


Si è aperta ufficialmente la campagna referendaria 
per l’abrogazione secca dell'art. 1 9 (L.300/, Statuto 
dei lavoratori). 

Su questo articolo sigioca una partitadecisiva: l'articolo 
19 è quello che garantisce II monopolio della rap- 
presentanza sindacale ai sindacati confederali che ne 
hanno abusato in lungo e largo fino a negare ai lavo- 
ratori ildirittodi assemblea, di referendum, di affissione, 
ovvero il diritto di partecipare e di decidere. 

Da quanto non possiamo più liberamente esprimerci 
e non siamo consultati? 

Da quanto i Consigli dei delegati non sono più eletti ed 
i delegati rappresentano spesso solo le logiche di 
spartizione delle confederazioni? 

Come lavoratori sia del pubblico che del privato, autor- 
ganizzati e no che non credono più che i sindacati con- 
federati si possano cambiare vogliamo costruire dei 
comitati referendari autorganizzati in tutti i luoghi di 
lavoro e nel territorio per; 

Ridare parola e potere decisionale a lavoratori, di- 
soccupati, giovani, pensionati; 

Abrogare il monopolio di CGIL-CISL-UIL e restituire 
rappresentanza e contrattazione ad organismi unitari 
eletti da tutti i nlavoratori in una prospettiva di pratica 
della Democrazia Diretta; 

Cancellare l’accordo del 31 luglio ed i provvedimenti 
governativisu sanità, pensioni, casa pubbligo impiego 
e cassa integrazione; 

Lo sciopero generale per abbattere il Governo Amato. 

per la costituzione 
del Comitato referendario a Bologna 
Comitato promotore 
per i’abrogazione secca deii’Art.19 



14 


Speciale Referendum 



ecn milano 


MOZIONE 
CONCLUSIVA 
ASSEMBLEA 
NAZIONALE CUB 
DEL 3/4/1993 


L’assemblea Nazionale della CUB svoltasi a Mi- 
lano il 3 aprile ritiene essenziale, a fronte dell’of- 
fensiva padronale e della crisi del regime rilanciare 
l’iniziativa; 

- per la difesa del salario e la ripresa della con- 
trattazione nel settore pubblico e privato; 

- per la riduzione dell’erario a parità di salario, 
contro la mobilità ed il lavoro interinale: 

- per la difesa delle libertà sindacali colpite da leg- 
gi liberticide come le ultime utilizzate contro i fer- 
rovieri. La Cub individua di conseguenza la ne- 
cessità di un percorso di iniziative locali e cate- 
goriali che devono culminare in uno sciopero na- 
zionale perfine maggio, con iniziative generali in- 
termedie: 

- una manifestazione per fine aprile di fronte al 
ministero del lavoro in difesa dell’occupazione 

- la ripresa della mobilitazione per l’aperura della 
contrattazione nel pubblico impiego per metà 
maggio. 

La CUB denuncia la pratica di CGIL-CISL-UIL di 
chiamare i lavoratori a scioperare per sostenere 
una trattativa a perdere, come nel caso del 2 a- 
prile. 

La CUB invita tutte le realtà sindacali di base a 
costruire ua azione unitaria dalle vertenze che 
partono nei luoghi di lavoro. 

Nel contempo la CUB denuncia il carattere am- 
biguo e peggiorativo, rispetto alia situazione attu- 
ale, dell’iniziativa referendaria dei consigli CGIL- 
CISL-UIL e rilancia dal basso la battaglia per la 
libertà di associazione sindacale e per impedire 
nuovi accordi tra patronato e CGIL-CISL-UIL vol- 
ti a ribadire il monopolio della contrattazione dei 
sindacati di stato. 


MOZIONE DI MINORANZA CHE I 
PROMOTORI HANNO DECISO DI NON 
FAR VOTARE TRAMUTANDOLA IN 
LETTERA APERTA 

Se l’acuirsi dell’offensiva padronale e governativa non 
incontra alcun ostacolo in CGIL-CISL-UIL, molti lavoratori 
tornano in forza e scendono in lotta, a volte con grande 
radicalità, in difesda del proprio posto di lavoro e dei propri 
diritti. A dispetto dei tentativi di “recupero" dei sedicenti 
consigli di fabbrica, il cui fine è esclusivamente quello di 
arginare la crisi di CGIL-CISL-UIL, cresce il distacco e la 
protesta dei lavoratori nei confronti dei burocrati confederali 
e crescono le potenzialità di crescita dell'autorganizzazione 
e del sindacalismo di base. In particolare, avanzarew sul 
terreno dell’unità tra tutte le forze che, rompendo con CGIL- 
CISL-UIL, si impegnano per dar vita a realtà alternative al 
sindacato confederale,attraverso un perocesso che, senza 
annullare le reciproche differenze costruisce e valorizza 
l’unità di azione nel sostegno alle lotte e alle possibili co- 
munanze di obiettivi, è di decisiva importanza per l’avvio di 
un processo costituente di un nuovo sindacato, veramente 
democratico, indipendente dai partiti e dai padroni, di cui la 
CUB può e deve essere parte fondamentale. Conse- 
guentemente, valutiamo positivamente il conformarsi di 
uno schieramento unitario per l’abrogazione secca dell'art. 
19, che a partire da una netta e puntuale denuncia della 
manovra dei consigli, sviluppi una campagna politica sul 
problema della rappresentanza, e proponiamo alle alle 
strutture locali CUB la costituzione di comitati organizzativi 
politicamente indipendenti che si impegnibno nella raccolta 
delle firme a favore del referendum per l’abrogazione secca 
dell’art. 19. 

Delegati FMLU genova e Torino 


Aprile 1993 


15 



Comunicazione Antagonista 

ABROGARE l'ARTICOlO 1 9: 
MATERIAll SULLA QUESTIONE 
DELLA RAPPRESENTANZA 


Insieme ad altri quesiti abrogativi (sanità, pre- 
videnza, art. 47 del decreto Amato sul pubblico 
impiego, legge 223 che limita ad un anno il ricorso 
alla cassa integrazione guadagni) è stato depo- 
sitato presso la Corte di Cassazione da tutte le 
espressioni che si richiamano all’autorganizza- 
zione il referendum per l’abrogazione dell’atlicoio 
19 della L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori). 

L’articolo 1 9 riserva una serie di diritti e prerogative 
(convocazione assemblee, permessi sindacali, 
utilizzo di bacheche, indizione di consultazioni fra 
i lavoratori) ai sindacati maggiormente rappre- 
sentativi. Proprio in virtù dell’articolo 19 si è dato 
vita ad un vero e proprio monopolio dei diritti sin- 
dacali da parte di CgiI, CisI ed Uil. 

Un monopolio che ha consentito, in anni di concer- 
tazione con Governo e Confindustria, la liquida- 
zione progressiva di tutte le conquiste ottenute in 
un ciclo di lotte ventennali sia sui luoghi di lavoro 
(oggi si lavora in meno, si lavora di più, si muore 
di più in incidenti di lavoro e non si conta più), che 
nella società sottoforma di diritti e di servizi so- 
ciali. 

Contratti bidone, espulsioni dai mercato del lavoro, 
ripristino di condizioni anni ’50, con il salario d’ac- 


cesso come scotto che il lavoratore deve pagare 
all’assunzione, fino all’accordo del 31 luglio che 
ha abolito definitivamente la scala mobile, ha 
bloccato la contrattazione, ha aperto la strada 
alla maxistangata di Amato. E tutto questo senza 
che i soggetti interessati potessero esprimersi, 
potessero decidere. 

Un sindacato che si avvale dell’espropriazione 
dei diritti sindacali per affermare il proprio ingresso 
nelle istituzioni di un regime in via di decompo- 
sizione. Un processo cominciato alla metà degli 
anni ’70 e su cui abbiamo abbandontamente in- 
sistito (politica dei sacrfici, linea dell’Eur, solida- 
rietà nazionale, compatibilità) sugli scorsi numeri 
di “Comunicazione antagonista”. 

Mentre avvenivano questi passaggi cresceva nei 
posti di lavoro la mala pianta dei distaccati sinda- 
cali, dei burocrati a tempo pieno, imboscati che 
giravano convegni e pranzavano con le controparti 
utilizzando le cariche sindacali per la propria pro- 
mozione sociale, costruendosi carriere E’ succes- 
so, e succede, localmente quello che si è dato su 
scala nazionale con Marini, segretario generale 
della CisI, divenuto Ministro del Lavoro (che, per 
primo, appronta provvedimenti per elevare l’età 
pensionabile, provvedimento poi siglato da A- 


16 


Speciale Referendum 



ecn milano 



mato), con Benvenuto, segretario 
generale della Uil, passata dalla gran- 
de burocrazia statale, segretario 
Ministero Finanze, alla politica 
tangentata come segretario del 
Psi, per non parlare di Lama a cui 
la politica filoconfindustriale fatta 
da segretario generale della CgiI è 
valsa la vicepresidenza del Senato. . . 

Non è nostro interesse pubblicare 
elenchi che dimostrano la “riconver- 
sione" di dirigenti sindacali in quadri 
d’impresa, in membri di Consigli d’ 
amministrazione di Banche, assicu- 
razioni, in dirigenti di partito, in su- 
perburocrati dello stato, elenchi per- 
altro pubblicati da settimanali come 
l’Espresso. Sarebbe interessante, e 
doveroso, che in ogni posto di lavoro venisse 
documentata l’entità dei distacchi sindacali e la 
loro utilizzazione da parte dei rappresentanti 
sindacali, perchè questo darebbe la misura dei 
danni apportati dal sindacalismo di mestiere anche 
laddove, la sin-gola azienda, è più vicino ai 
lavoratori. 

A noi, oggi interessa che in tutti i luoghi di lavoro, 
come nelle altre situazioni sociali, il potere di 
decidere ritorni nelle mani dei protagonisti; ci 
interessa che venga praticata la democrazia 
diretta, riducendo ai minimi termini l’esercizio 
della delega e collegandolo strettamente all’istituto 
della revoca, costantemente utilizzabile dall’unità 
dì base. E’ questo che noi intendiamo per Consigli 
Unitari di Delegati, come èquesto che intendiamo 
per le forme di rappresentazione politica dei vari 
movimenti di lotta e della loro ricomposizione 
dentro una comune piattaforma sociale ed una 
pratica solidale, fondata sul riconoscimento della 
comunanza d’intenti, della reciprocità tra uguali 
pur nella diversità di percorsi e posizioni. La 
questione della rappresentanza raccoglie tutto 
questo. 

Certo, di per sè, i referendum, pur ponendosi 
come prosecuzione del movimento d’autunno 
contro padroni, governo e sindacato, non hanno 
la possibilità di rovesciare i rapporti di forza 
esistenti nella società, nè può essere affidato al 
pacchetto referendario la lotta contro l’uso 
capitalistico della crisi (disoccupazione, blocco 


dei salari, tagli dei servizi...). 

Detto questo non va però sottovalutata 
la portata politica dei referendum, in 
particolare di quello per l’abrogazione 
dell’articolo 1 9, la volontà di conquistare 
per tutti i lavoratori la libertà sindacale e 
la pratica della democrazia diretta nella 
definizione delle proprie forme di 
organizzazione e delle proprie piattaforme 
programmatiche, dando un colpo 
decisivo al sindacato-istituzione dello 
stato rappresentato da Cgìl-Cisl-Uil con 
le conseguenti burocrazie di migliaia e 
migliaia dì sindacalisti di professione 
(le cifre, parlano di 40 mila...). 

Il fatto che sia stato trovato un accordo 
sull’abrogazione secca dell’articolo 1 9 
e su questa base, il quesito che riportiamo 
in queste pagine, sia stato costituito il Comitato 
promotore nazionale dando impulso alla 
costituzione di Comitati provinciali e cittadini è 
sicuramente un fatto importante e testimonia la 
volontà dì tutti gli autorganizzati di condurre 
questa campagna per vìncerla e non per 
autorappresentarsì, dopo la corsa avvenuta a 
dicembre delle varie forze a depositare ognuno il 
proprio quesito. 

Differente la posizione dei Consigli di fabbrica 
che hanno presentato due quesiti, sempre 
suH’articolo 19, l’uno contrapposto all’altro: in un 
uno si chiede l’abrogazione secca deH’articolo, 
nell’altro (che è quello su cui i Consigli puntano e 
che collima con le proposte di legge presentate 
da Pds e CgiI) ci si limita ad una rettifica parziale 
che riequilibra il rapporto fra rappresentanze 
aziendali e sindacati nazionali. 

Una posizione questa dei Consigli CgiI, CisI, Uil, 
che appare sempre più come quella di una testa 
di ponte di parte del Pds e della CgiI per portare 
a compimento una modifica dei rapporti di forza 
fra le confederazioni sindacali unitarie, sostituendo 
al vigente criterio della pariteticìtà, quello della 
reale dimensione numerica ed organizzativa. 
Riteniamo che su questi Consigli si sia addensato 
in questa fase uno degli equivoci più consistenti, 
per cui vale la pensa di spendere qualche parola. 
Dopoché il plexigas, la militarizzazione poliziesca 
delle piazze ed i caschi gialli erano state la folle, 
e suicida, risposta di CgiI, CisI, Uil al movimento 


Aprile 1993 


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ecn milano 


dell’autunno sono cominciate le convocazioni 
delle riunioni dei Consigli. In particolare due 
grosse assemblee nazionali, che sono arrivate a 
riunire 600 consigli, e che chiedevano a gran 
voce la proclamazione di uno sciopero generale 
nazionale contro la politica economica del 
governo. Sciopero che era stato addirittu ra fissato, 
nell’ultima assemblea, per l’1 1 dicembre. 

Ma questa decisione, in perfetto costume confe- 
derale, spariva dalla mozione finale approntata 
dai coordinatori dei consigli: non era compatibile 
conledichiarazionidiCgiI, CisI, Uilchevalutavano 
positivamente il confronto avvenuto con Amato. 
Un’operazione da colonnelli, classica della tra- 
dizione che vede il momento sindacale come cin- 
ghia di trasmissione di decisioni politiche prese 
altrove. Tutto questo è passato in dimenticatoio, 
come l’impegno di fare assemblee aperte in tutti 
i luoghi di lavoro sottoscritto dai 600 consigli, per 
la recente convocazione della manifestazione 
del 27 febbraio a Roma. Anche qui abbiamo as- 
sistito adun’indizioneformale dei Consigli, mentre 
la riuscita della manifestazione, importantissima, 
ovviamente, dal nostro pentodi vista è ruotata at- 
torno alla macchina organizzativadi Rifondazione 
e di “Essere sindacato” e, soprattutto, all’estesa 
volontà di andare, finalmente, ad una grossa ma- 
nifestazione antigovernativa. Che da parte di Oc- 
chetto, e del coordinamento dei Consigli, fosse 
intesa come richiesta di un “governo di svolta” 
che associasse la tangentata quercia alla mag- 
gioranza, con tanto di grida alle possibili provo- 
cazioni di autonomi e autorganizzati, non se ne è 
accorto nessuno. 

Un’altra mistificazione, complice “Il Manifesto”, è 
fatta sulla freschezza di questi Consigli: nessuno 
ha il coraggio di dire che sono organismi che, in 


massima parte, non vengano rieletti da 4, 5, 6 
anni e che il loro dibattito e le loro decisioni riflet- 
tono molto di più le posizioni delle Camere del 
Lavoro di Milano e di Brescia che non un rapporto 
con le assemblee dei propri luoghi di lavoro. 
Affermiamo tutto questo non per esasperato 
senso della polemica, nè, tantomeno, perchè ci 
interessi santificare o scomunicare posizioni 
politiche. Ci interessa l’allargamento del movi- 
mento e proprio per questo pensiamo che tutti 
debbano giocare a carte scoperte, non essendo 
più possibile sciocchi machiavellismi o manovre 
camaleontistiche. Tutti insieme, i soggetti collettivi 
del cambiamento, con pari dignità e senza steccati 
ideologici devono contribuire ad una nuova sta- 
gione del movimento dei lavoratori liquidando il 
sindacalismo di mestiere e trovando nell’autor- 
ganizzazione nonunaformula,ouna modellistica 
buona per tutte le situazioni, ma una scelta 
strategica di protagonismo diretto, di responsa- 
bilità collettiva ed individuale, capace di rappre- 
sentare, nel radicamento interno alle proprie si- 
tuazioni e nell’orizzontalità dei rapporti con altre 
realtà, lavorative e non, il movimento reale di tra- 
sformazione dell’assetto societario, del modo di 
produrre e di vivere. 

Tutti questi non possono essere considerati e- 
lementi secondari, ed a questi va aggiunta l’in- 
transigenza dei Consigli nei confronti delle espe- 
rienze, sempre più ampie e significative, dei lavo- 
ratori autorganizzati, fino ad arrivare allo scan- 
daloso comportamento messo in atto il 27 in 
Piazza San Giovanni con il rifiuto di far parlare gli 
auorganizzati e la fuga dal palco, quando questa 
posizione era divenuta insostenibile. Atteggia- 
mento a cui sono seguiti le dichiarazioni del gior- 
no dopo, dove veniva ribadita la convizione di po- 



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Speciale Referendum 



ecn milano 


ter rigenerare la Cgil. 

Ciò nonostante gli autorganizzati hanno insistito 
perchè sul quesito dell’abrogazione secca venisse 
condotta un’unica raccolta di firme, fin dai primi 
giorni di gennaio con la pubblicazione, a paga- 
mento, deN’appello “Articolo 19: un solo refe- 
rendum” su “Il Manifesto”. Appelli a cui i Consigli 
non hano minimamente risposto. Consigli che, 
peraltro, hanno già violato la decisione presa 
dalla loro assemblea nazionale -che una suc- 
cessiva assemblea rappresentativa di tutti i 
consigli avrebbe deciso su quale dei due quesiti 
depositati sarebbero state raccolte le firme. 

Alla luce di queste considerazioni, e di questi 
avvenimenti, l’iniziativa dei Consigli assume ai 
nostri occhi l’aspetto di un referendum-truffa per- 
chè non si può chiedere a nessuno di sottoscrivere 
due quesiti tra loro opposti. Ma appare un quesito 
truffa anche per le dichiarate (assemblea dei 
Consigli del 6 febbraio a Roma e numerose altre 
occasioni) intenzioni dei promotori che dicono 
“sarebbe un fallimento giungere a votare per il 
referendum”, confermando l’operazione di recu- 
pero di credibilità effettuata - a vantaggio di Cgil, 
CisI, Uil - e soprattutto il carattere strumentale 
della raccolta delle firme e del referendum, con- 
cepito come pressione istituzionale per l’appro- 
vazione della proposta di legge Pds. 

E’ per questo che il quesito che proponiamo pre- 
vede l’abolizione pressoché integrale dell’articolo 
1 9 e lo ripropone attorno al principio che i lavoratori 
decidono liberamente le proprie rappresentanze 
a livello aziendale, rappresentanze che possono 
coordinarsi su scala di gruppo, regionale, o na- 
zionale ai fini della contrattazione. Convinti che la 
costituzione di Comitati per il referendum in ogni 
posto di lavoro tracci la strada per condurre la 
battaglia referendaria su un solo quesito e con un 
solo comitato. 

Va in questa direzione l’Assemblea nazionale 
convocata a Roma il 1 3 marzo per dare il via alla 
campagna abrogazionista dell’atl. 19. 

Mentre a Firenze diverse strutture di base hanno 
già promosso la costituzione di un comitato pro- 
motore. Invitiamo ad organizzare ovunque As- 
semblee dove venga discusso come condurre la 
campagna referendaria, attivando immediata- 
mente Comitati e forme di sostegno propagan- 
distico ed economico. 


DOCUMENTAZIONE 


L'ACCORDO QUADRO 
CGIL-CISL-UIL 
SULLE 

RAPPRESENTANZE 

UNITARIE 


L'intesa quadro fra Cgil, CisI ed Uil sulle rappresentanze 
sindacali unitarie (r.s.u.), siglata il 1 marzo 1 991 , detta una 
serie di regole che dovrebbero disciplinare le relazioni fra le 
Confederazioni, definire i criteri ed un modello generale per 
la costituzione delle r.s.u. -le cui modalità di attuazione 
sono demandate alle singole categorie (che non hanno 
rispettato il termine, entro sei mesi, stabilito e che, tranne 
i chimici, ancora non sono state definite). 

1) Relazioni tra le confederazioni. 

L’obbiettivo perseguito è quello deH’armonizzazione 
attraverso: 

- la definizione unitaria delle piattaforme, la conduzione 
comune dei negoziati, della stipula dei contratti e degli 
accordi e la comune indizione di scioperi ed altre forme di 
mobilitazione; 

- lo svolgimento di riunioni periodiche fra le segreterie delle 
tre confederazioni che, a loro volta, possono convocare 
riunioni congiunte degli organismi direttivi di Cgil, CisI ed Uil 
e ricorrere a “convegni unitari di carattere seminariale per 
favorire il confronto e l’elaborazione della strategia 
sindacale”; 

- le decisioni possono essere prese solo all’unanimità delle 
organizzazioni ed i confronti d’indirizzo e di iniziativa che si 
danno ai vari livelli, se non ricomposti, vengono trasferiti 
alla struttura immediatamente superiore. Durante I conflitti 
nessuna confederazione deve compiere atti unilaterali. 
Rivestono carattere d’urgenza le divergenze concernenti 


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l’esito unitario di negoziati. Comunque, le confederazioni 
sono d’accordo nel “non conferire valore generale, con 
effetti sui rapporti confederali, alle eventuali situazioni di 
conflitto vategoriali o territoriali.”; 

- esistono tre livelli di contrattazionergli accordi confederali, 
i contratti nazionali di settore, i contratti aziendali; 

- l'adozionedi formedi articolazione categoriale e territoriale 
delle tre confederazioni il più omogenee possibile tra di loro; 

- su piattaforme ed accordi contrattuali non è ammessa la 
consultazione referendaria, che “peri limiti di partecipazione 
e coinvolgimento che gli sono intrinsechi può fornire 
indicazioni solo su materie non complesse, coinvolgenti 
aree ristrette di lavoratori e risolvibili con risposte semplici. 
Conseguentemente per CgiI, CisI, Dii non sono tali le 
piattaforme e gli accordi contrattuali.”; 

- la decisione unitaria sul tipo di rapporti da intrattenere con 
altre rappresentanze sindacali extraconfederali ed il 
mantenimentodelle prerogative di CgiI, CisI, Uil di monopolio 
della rappresentanza come si spiega in questo illuminante 
brano; “Le richieste di presenza, anche mediante azioni 
legali, delle diverse sigle sindacali, sostenute solo 
dall’autocertificazione incontrollabile degli iscritti, oltre a 
produrre una modifica artificiosa delle rappresentanze 
democratiche del mondo di lavoro, aumenta la possibilità di 
contrasti nella tutela dei diritti legittimi di CgiI, CisI, Uil. Le 
tre confederazioni decidono quindi di contrastare 
unitariamente ogni tentativo di abuso o di manipolazione 
delle rappresentanze sociali rispondendo in modo solidale 
ad ogni atto teso a modificare la realtà associativa del 
mondo del lavoro, realizzando nei termini più generali 
possibili criteri oggettivi di designazione basati sulla reale 
consistenza organizzativa e, quando esistono, pure sulle 
verifiche elettorali. Nelle designazioni di competenza delle 
tre confederazioni verranno insieme garantite la 
rappresentanza del pluralismo sindacale mediante la 
presenzadi CgiI, CisI, Uil e, quando le designazioni superano 
il numero di tre rappresentanti, una ripartizione numerica 
con riferimento alia consistenzadi ciascuna confederazione”. 

2) La proposta di costruzione delle r.s.u. 
Ler.s.u.sonoconcepitecome“espressionedeH'articolazione 
organizzativa dei sindacati categoriali e delle confederazioni” 
e svolgono “con il concorso ed il sostegno dei sindacati di 
categoria le attività negoziali per le materie proprie del 
livello aziendale”. Restano in carica due anni e vedono CgiI, 
CisI ed Uil presentarsi sotto il seguente preambolo per le 
liste: 

“Le confederazioni CgiI, CisI, Uil, tramite le proprie liste ed 
i propri candidati intendono confermare il valore del 
pluralismo sociale in un rinnovato patto di unità d'azione. 
CgiI, CisI, Uil considerano la consultazione elettorale una 
condizione irrinunciabile di democrazia attraverso la quale 
ciascun lavoratore, in via diretta, sceglie liberamente i 


propri rappresentanti nei luoghi di lavoro. Attraverso il voto 
ad una delle tre liste confederali ed ai rispettivi candidati, si 
esprimerà il sostegno all'azione sindacale nei luoghi di 
lavoro e l'adesione ai valori, agli obbiettivi, ed al ruolo del 
sindacalismo confederale che CgiI, CisI, UH esercitano nel 
sistema sociale del paese". 

Quanto democratiche siano queste rappresentanze e quanto 
il “lavoratore, in via diretta, sceglie liberamente i propri 
rappresentanti nei luoghi di lavoro”ce lo spiega il capoverso 
dedicato alla partecipazione dei soggetti extraconfederali: 
“Possono presentare liste alla competizione elettorale per 
l’elezione della r.s.u. dei lavoratori, soggetti diversi dai 
sindacati confederali, purché formalmente organizzati e 
costituiti in sindacato autonomo e si impegnino al rispetto 
della legge e dei codici di autoregolamentazione sull'esercizio 
del diritto di sciopero nei settori dove questi sono in vigore 
e semprechè raccolgano il 5% di firme sul totale dei 
lavoratori aventi diritto al voto.” Anche il meccanismo di ri- 
partizione dei “seggi” - denominazione che la dice lunga 
sulla natura di questi istituti e sulle loro caratteristiche 
burocratiche e non collegate ai luoghi di lavoro- è improntato 
all’obbiettivo di armonizzazione fra CgiI, CisI ed Uil, per cui, 
mentre il 67% dei “seggi” viene ripartito proporzionalmente 
ai voti, sull'altro 33% tutta la parte delle tre confederazioni 
verrà ripartita in misura paritetica, indipendentemente dal 
risultato. 



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Spedale Referendum 



ecn milano 


AlCUNE PROPOSTE DI LEGGE 


Disegno di iegge n. 25 (Giugni ed aitri dei Psi) 

L’intento è quello di rispondere alla frammentazione che si 
va originando in campo sindacale con un Intervento di 
razionalizzazione che introduca criteri generali e di verifica 
della maggiore rappresentativa. Lo sfondo della proposta è 
chiarita, oltre che dai nomi dei firmatari del disegno, dalla 
relazione di accompagnamento dove si afferma essere un 
momento integrativo della L. 12.6.1990 n. 146, sulla 
regolamentazione del diritto di sciopero. 

L’idea di fondo dello Statuto dei lavoratori, di cui Giugni è 
stato uno degli estensori, è il concetto di sindacato 
confederale maggiormente rappresentativo e lo stesso 
Giugni ha più volte dichiarato che “lo Statuto fu pensato 
deliberatamente come una legge di sostegno non solo al 
sindacato, ma specificatamente alle Confederazioni 
sindacali”. Quest'idea non viene abbondanata, ma estesa 
a tutte le organizzazioni di categoria che non appartengono 
alle confederazioni ma abbiano una capacità contrattuale 
verificata dall’esperienza. Si possono quindi costituire 
rappresentanze sindacali aziendali solo “neH’ambito delle 
associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente 
rappresentative sul piano nazionale” e “neH’ambito delle 
associazioni sindacali non affiliate alle predette 


confederazioni che abbiano negoziato e sottoscritto il 
contratto collettivo nazionale di lavoro” e devono rispondere 
a questi indici di rappresentatività: “un numero di iscritti non 
inferiore al 3% neH’unità produttiva" oppure “adesioni 
superiori al 15% in occasione del’elezione di organismi 
unitari rappresentativi”. 

Per quanto concerne la contrattazione non si modifica il 
criterio di pariteticità fra le confederazioni che restano 
confermate come il soggetto privilegiato in quanto "capaci 
di rappresentare interessi più vasti”. Lo strumento del 
referendum va utilizzato con “adeguata cautela” e solo nei 
casi di accertato dissenso - che possono essere certificati 
solamente dal 20% dei lavoratori, nel caso di richiesta di 
una rappresentanza sindacale non firmataria e della richiesta 
del 33% dei lavoratori in assenza di rappresentanze sindacali. 
Il disegno di legge introduce il concetto di referendum di 
separazione dal cam po di applicazione del contrattocollettivo 
che puòessere richiesto soloda un’organizzazionecostituita 
in sindacato con l’adesione del 33% dei lavoratori ed 
almenoottomesi primadella scadenza del contratto collettivo 
di categoria. 

Il disegno di iegge presentato da Rifondazione 
comunista, n. 145/92, parte considerando punti deboli 
dell'attuale legislazione il concetto di pariteticità delle 


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ecn milano 


organizzazioni maggiormente rappresentative e l’assenza 
di diritti sindacali per i lavoratori non organizzati. Propone 
perciò la costituzione di Consigli Unitari con una propria 
autonom ia giuridica e con poteri e diritti sindacali esercitabiii 
direttamente a cui trasferire le attribuzioni sindacali degli 
art. 19, 22, 23, 24, 25, 27 dello Statuto dei Lavoratori e 
permette ad 1/5 di lavoratori non organizzati di poter 
richiedere assemblee. Ritorna anche qui il concetto di 
sindacati rappresentativi, stabilito con la soglia del 3% dei 
votanti dell’intera categoria, cheassumono un ruolodecisivo 
nella contrattazione nazionale, anche se tali accordi vengono 
condizionati all’approvazione referendaria. 

La proposta di legge del Pds (Ghezzi ed altri) parte 
anch’essa dalla necessità di superare il criterio paritario con 
un più sicuro criterio d’ordine costituito dal consenso 
effettivamente ricevuto. La proposta vuole essere un 
sostegno alla democraticità della rappresentanza, anche 
se scivola subito sulla volontà di confermare a CgiI, CisI, Uil 
uno statuto speciale prevedendo un "premio per l’unità 
d’azione”. Nella sostanza le nuove rappresentanze sindacali 
aziendali non sono unitarie ma elettive di sindacati, o 
lavoratori, diversi -a meno che non venga deciso altrimenti, 
viene introdotto il concetto di dirigente delle r.s.a. Le r.s.a. 
non sono coordinate aH’interno del singolo settore - questo 
comporta che a livello extraaziendale trattino i sindacati 


maggiormente rappresentativi riconosciuti tali in quanto 
firmatari di precedenti contratti nazionali o avendo ottenuto 
oltre al 1 0% in elezioni aperte a tutti i lavoratori del settore. 
Il Contratto nazionale assume efficacia per tutti quando è 
firmato da organizzazioni che nel loro complesso abbiano 
ottenuto almeno il 60% dei voti nelle elezioni delle r.a.s. 
Non è prevista la possibilità del referendum abrogativo 
dell’accordo. 

La proposta di legge presentata dal Forum dei 
diritti del lavoro prevede la costituzione di r.u.l.l. 
(rappresentanze unitarie dei luoghi di lavoro) eletto con 
criterio proporzionaie. Alle elezioni possono presentare 
liste sindacati od altre coalizioni che abbiano almeno il 3% 
delle adesioni dei lavoratori. Diventono “sindacati 
sufficientemente rappresentativi” coloro che raccolgono su 
scala territoriale almeno il 3% delle Iscrizioni o il 5% dei voti 
nelle elezioni. Questi sindacati concorrono alla 
contrattazione considerando che: 

- l’agente negoziale unico a livello aziendale è la r.u.l.l.; 

- a livello provinciale, regionale, nazionale è la 
rappresentanza unitariadi categoriaintegrata da componenti 
designati dalle organizzazioni sindacali che abbiano avuto 
candidati eletti. 

Prevede sia il referendum abrogativo dell’accordo che il 
referendum di separazione dall’unità contrattuale. 



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Speciale Referendum 



ecn mìlano 


Il QUESITO 
REFERENDARIO 
PROMOSSO DA SIA, 
lAVORATORI 
AUTORGANIZZATI, 
COBAS SCUOLA, 
FORUM, CUB 

“Volete voi l’abrogazione della legge 20 maggio 
1970, n.300, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 
n. 131 del 27 maggio 1970, 'Norme sulla tutela 
della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà 
sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di 
lavoro e norme sul collocamento’, limitatamente 
alla parte contenuta nell’art. 19, comma 1, e 
precisamente le parole; 

“neH’ambito: 

a) delle associazioni aderenti alle confederazioni 
maggiormente rappresentative sul piano 
nazionale: 

b) delle associazioni sindacali, non affiliate alle 
predette confederazioni, che siano firmatarie di 
contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro 
applicati all’unità produttiva"? 


IL NUOVO ARTICOLO 19 RISULTANTE 
DALL’ABROGAZIONE 
a seguito deireferendum proposto dagli 
autorganizzati 

Articolo 19 - Costituzione delle rappresentanze 
sindacali aziendali 

Rappresentanze sindacali aziendali possono 
essere costituite a iniziativa dei lavoratori in ogni 
unità produttiva. Nell’ambito di aziende con più 
unità produttive le rappresentanze sindacali 
possono istituire organi di coordinamento. 


QUESITO PROPOSTO 
DAI CONSIGLI 


“Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 comma 
primo lettera a: “a) delle associazioni aderenti 
alle confederazioni maggiormente rappresenta- 
tive sul piano nazionale;”, nonché lettera b) limita- 
tamente alla lettera b), alle parole “non affiliate 
alle predette confederazioni” e alle parole “nazio- 
nali 0 pro-vinciali”, della legge 20 maggio 1970, 
n.300, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 131 
del 27 maggio 1970, 'Norme sulla tutela della li- 
bertàedignitàdei lavoratori, della libertàsindacale 
e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e 
norme sul collocamento” 


IL NUOVO ARTICOLO 19 RISULTANTE 
DALL’ABROGAZIONE, a seguito del 
referendum proposto dai Consigli 

Articolo 19 - Costituzione delle rappresentanze 
sindacali aziendali 

1. Rappresentanze sindacali aziendali possono 
essere costituite a iniziativa dei lavoratori in ogni 
unità produttiva, nell’ambito delle associazioni 
sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi 
di lavoro applicati nell’unità produttiva. 

2. Nell’ambito di aziende con più unità produttive 
le rappresentanze sindacali possono istituire 
organi di coordinamento. 


Per informazioni sul referendum 
potete rivolgervi o presso la 
nostra redazione (055/241881 , 
fax 055/2476981) o presso i 
Cobas scuola 055/244430). 


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CONTRO GOVERNO, PADRONI E SINDACATI 
AUTORGANIZZAZIONE PROIETARIA 

E’ iniziata la raccolta di firme per l’attuazione dei referendum: 

1 . Abrogazione dell'arficolo 1 9 dello Statuto dei Lavoratori, che sancisce la dittatura 
dei funzionari sindacali di CGIL-CISL-UiL nelle rappresentanze dei lavoratori; 

2 . Abrogazione del decreto Amato sulla Sanità, che cancella il diritto alla salute 
gratuito per milioni di proletari e taglia i fondi alle strutture ospedaliere; 

3 . Abrogazione del decreto sulle pensioni che obbligherà milioni di lavoratori ad 
andare in pensione a 65 anni (anziché a 60, 55 per le donne) con una pensione da 
fame (più o meno il 60 % dell'ultimo stipendio). 

Anche ii Centro Sociale Leoncavallo, assieme ai Lavoratori Autorganizzati e ai COBAS 
della scuola, del pubblico impiego e dell' industria, si impegna nella raccolta di firme per 
questi referendum, contro i sindacati venduti ai padroni e contro l'abbattimento dei diritti 
fondamentali portato avanti da questo governo. 


FIRMA ANCHE TU! 


al Centro 
Sociale 
Leon 
cavallo 

Sabato 
1 0 aprile 
dalle 
ore 21 



al 

banchetto 
fisso 
in Piazza 
Cordusio 

dai lunedì 
al venerdì 
(dalle 
ore 16 
alle 19) 


Per informazioni: 

Comitato promotore per l'abrogazione deH'art. 1 9 presso CIPEC 02 58316335 
Radio Onda Diretta - Fm 91 ,300 - 0337 328455 dalie 1 5 alle 23 
Centro Sociale Leoncavallo 02 26140287 
Centro Autogestito Garibaldi 02 29002464 


f.i.p. MI Leoncavallo 22 - 7 aprile 1993